La Borgogna non smette mai di emozionare, soprattutto quando a parlare sono quei vigneron artigianali che mettono al centro il rispetto assoluto per il terroir e un'agricoltura rigorosamente biodinamica. Oggi vi portiamo nel cuore del Mâconnais, precisamente a Vinzelles, per scoprire una bottiglia che unisce la tensione minerale tipica dei grandi bianchi francesi a una ricchezza e a una profondità disarmanti: il Mâcon-Vinzelles "Le Clos de Grand-Père" 2022 firmato La Soufrandière (i fratelli Bret).
La Soufrandière e Bret Brothers: Una dinastia di vigneron tra radici e biodinamica
Per capire davvero il valore di bottiglie come questo Mâcon-Vinzelles, bisogna fare un passo indietro e raccontare chi c'è dietro questo progetto. La storia affonda le radici nella tenuta di famiglia a Vinzelles, acquistata dai nonni nel 1947. Nel 1999, i fratelli Jean-Philippe e Marc Bret decidono di voltare pagina: invece di continuare a conferire le uve alle cooperative locali, scelgono di imbottigliare in proprio, fondando prima la loro etichetta di négociant artigianale (Bret Brothers, con cui acquistano uve da vigne vecchie in tutta la Borgogna) e rilanciando contestualmente il domaine di famiglia, La Soufrandière.
La filosofia produttiva si fonda su pilastri rigorosi:
Certificazione Biodinamica dal 2007: La cura della vigna è meticolosa, senza l'uso di pesticidi o chimica di sintesi, per stimolare le difese naturali della pianta e rispettare la vitalità dei suoli argillo-calcarei del Giurassico (Bajociano).
Vigne vecchie e basse rese: L'approccio agronomico predilige densità d'impianto elevate (circa 8.000 ceppi per ettaro) e vigne che superano spesso i decenni di età, capaci di affondare le radici in profondità e di garantire un'incredibile concentrazione minerale.
Intervento enologico ridotto al minimo: In cantina si lavora seguendo la stessa etica della vigna. Fermentazioni spontanee con soli lieviti indigeni, assenza di filtrazioni aggressive o chiarifiche pesanti (pas de collage) e un uso estremamente misurato della solforosa, consentendo al terroir di esprimersi senza filtri.
Dentro la Fiche Technique: i numeri del millesimo 2022
Grazie ai dettagli tecnici riportati sul retroetichetta, possiamo analizzare con precisione chirurgica l'architettura di questo vino:
La parcella: "Le Clos de Grand-Père" è un cru storico di 1,10 ettari totali situato a circa 200 metri di altitudine.
Età delle viti: Uno dei segreti della complessità del vino risiede nell'età media delle piante, compresa tra i 40 e i 115 anni.
Vendemmia e vinificazione: Raccolta rigorosamente manuale effettuata il 28 agosto 2022. La vinificazione prevede una sosta per il 90% in vasche d'acciaio/cemento e per un 10% in botti di legno, con svolgimento completo della fermentazione malolattica (100% malo).
Produzione limitata: Un'autentica gemma artigianale racchiusa in appena 8.961 bottiglie numerate, con un quadro analitico di grande equilibrio (pH 3,42 e solforosa totale contenuta a soli 38 mg/L).
Note di Degustazione: Annata 2022
Nel calice, il vino si presenta con una veste dorata brillante e luminosa.
Al naso: L'impatto è di straordinaria complessità. Si apre su note agrumate di cedro e limone candito, per poi evolvere rapidamente verso sentori di frutta a polpa gialla matura, fiori bianchi, burro fresco e una spiccata nota fumè e gessosa, segno inequivocabile di un terroir calcareo d'élite.
Al palato: Sorprende per il perfetto equilibrio tra ricchezza e tensione verticale. Ha un nerbo acido tagliente che sostiene una struttura cremosa e avvolgente. Il finale è lunghissimo, salino, persistente, dominato da un ritorno gessoso che lascia la bocca pulita e desiderosa di un nuovo sorso. Un vino scolpito nella pietra.
L'Abbinamento Perfetto: Tagliolini Freschi al Burro d'Alpeggio e Tartufo Nero di Bagnoli Irpino
Per un'etichetta di tale lignaggio, ci voleva un piatto capace di esaltarne la cremosità senza sovrastarne la finezza minerale. La scelta ideale è caduta su dei tagliolini freschi mantecati con burro d'alpeggio di grande qualità e generose scaglie di tartufo nero fresco di Bagnoli Irpino.
La grassezza e la rotondità del burro trovano una spalla perfetta nella freschezza e nella lama acida dello Chardonnay, mentre le note terrose, muschiate e di sottobosco del tartufo nero si fondono armoniosamente con le sfumature fumè e tostate del vino, in un connubio enogastronomico di rara eleganza.
Un'esperienza che conferma, qualora ce ne fosse bisogno, quanto i grandi Mâcon del Sud della Borgogna non abbiano nulla da invidiare ai cugini più blasonati della Côte de Beaune.
Un calice di pura Borgogna artigianale, da stappare nelle occasioni speciali o quando si desidera celebrare il rito della grande tavola.








