I Tre Spicchi del Gambero Rosso sono, per definizione, un faro che guida gli appassionati della lievitazione verso esperienze di livello superiore. Quando ci si siede al tavolo di una pizzeria blasonata, l'aspettativa non riguarda solo un buon disco di pasta, ma un'alchimia perfetta tra tempistiche, equilibrio dei sapori, servizio e cura del dettaglio. Elementi che, purtroppo, durante la nostra recente visita a La Contrada di Aversa, sono mancati all'appello.
Ecco com'è andata la nostra esperienza.
Tempi dilatati e un avvio sbilanciato
Accomodati in sala alle 20:00, la prima portata ha varcato la soglia del tavolo soltanto alle 20:47. Quarantasette minuti per un'apertura sono un tempo importante. Ad aprire le danze è stato il ripieno/ruotino con scarola: l'impasto si è rivelato indubbiamente ben eseguito, fragrante e con una bella struttura. Il limite, tuttavia, è emerso nel condimento, dove la mano pesante con le alici ha finito per varcare la soglia del salato, precludendo l'armonia complessiva del boccone.
L'illusione dei Fiori di Zucca
Alle 21:15 arriva la seconda proposta: la pizza con fiori di zucca e zucchine. L'idea di fondo e l'accostamento con le zucchine in carpaccio risultano interessanti sulla carta e visivamente gradevoli. A frenare l'entusiasmo, però, è stata la componente latticino: la ricotta presentava una consistenza troppo uniforme e compatta, priva di quell'ariosità e freschezza che ci si aspetterebbe da un prodotto da banco artigianale, ricordando piuttosto una mousse confezionata a lunga conservazione.
"La Margherita Bruciata": tra concetto e realtà
Il momento più critico della serata è arrivato con l'assaggio della Margherita Bruciata. Se il nome vuole evocare le note affumicate e la reazione di Maillard dei pomodori cotti al forno a legna, nel piatto il concetto è andato ben oltre. Come visibile anche all'occhio, la cottura ha marcato eccessivamente il cornicione e la base. Il risultato al palato è stato un amaro invadente che ha confuso la natura stessa della pizza — sospesa tra un tentativo di croccantezza e la tradizione — compromettendone la digeribilità.
Il valore dell'accoglienza e i dettagli di sala
Un'esperienza gastronomica non si consuma solo nel piatto. Il servizio si è mostrato distaccato e poco reattivo. Nessuno pretende il rigore formale di un ristorante tre stelle Michelin, ma il rispetto per l'ospite e la presenza vigile in sala sono requisiti fondamentali a qualsiasi livello. Un'attenzione che deve estendersi anche alla cura degli ambienti: trovare i servizi igienici sprovvisti di carta igienica segnala una svista sul controllo periodico che un locale di questa caratura non dovrebbe concedersi.
La serata a La Contrada ci lascia con un velo di rammarico. L'impressione è quella di un potenziale tecnico innegabile che ha subito la battuta d'arresto di una "giornata no", dove disattenzioni in cottura, sbilanciamenti nei condimenti e ritmi di sala rallentati hanno compromesso il valore finale. L'eccellenza, tuttavia, si misura sulla continuità: ci auguriamo si sia trattato solo di un episodio isolato lungo il percorso di una pizzeria che ha già dimostrato in passato di saper fare grandi cose.
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