Ci sono serate in cui la passione per il vino incontra luoghi e persone capaci di elevare la degustazione a vera e propria geografia sensoriale. Una di queste è stata la straordinaria masterclass a tema Borgogna ospitata da Garofalo Wine 1876 ad Avellino, guidata con competenza, rigore e profonda sensibilità da Gerardo Garofalo.
L'enoteca avellinese, premiata con le Tre Bottiglie nella guida Ristoranti d'Italia 2026 del Gambero Rosso, si riconferma un avamposto imprescindibile per la cultura enologica, un luogo dove la carta dei vini è una mappa viva che abbraccia i territori più iconici del pianeta.
La Guida e l'Atmosfera: Il Racconto della Côte
Sotto la conduzione appassionata di Gerardo Garofalo, la serata si è sviluppata come un viaggio sartoriale lungo la Côte-d'Or. Non una semplice sfilata di etichette, ma un vero e proprio seminario sui fattori invisibili che fanno grande la Borgogna: la composizione calcarea dei suoli, l'esposizione dei diversi climats, l'impatto microclimatico delle singole parcelle e le filosofie produttive dei vignerons. Circondati da mappe dettagliate e calici calibrati, i partecipanti sono stati guidati alla scoperta di un mosaico enologico complesso e irripetibile.
La Proposta Gastronomica: Tra Alchimie d'Oltralpe e il "Purè da Urlo"
Il percorso enoico è stato scandito ed esaltato da una proposta gastronomica di altissimo profilo, caratterizzata da materie prime rare e preparazioni di stampo classico francese e d'alpeggio:
I Salumi Nobili e il Gigot: In apertura, la ricchezza marezzata della Mortadella di Mangalica e della Porchetta di Mangalica (pregiato suino ungherese noto per la nobiltà del grasso), accompagnate da un delicato e aromatico Gigot di agnello alle erbe servito freddo.
Escargots à la Bourguignonne: L'immancabile tributo alla regione d'origine: lumache cotte nel guscio con burro chiarificato, aglio e prezzemolo, un piatto dalla spiccata grassezza e aromaticità che richiede vini dotati di grande spalla acida e tensione.
Salsiccia Provenzale & Lenticchie di Puy: Piatto rustico e di grande comfort, dove la succulenza della salsiccia si lega alla consistenza fine e alla nota terrosa delle celebri lenticchie verdi AOP di Le Puy.
Stinco d'Agnello & Purè da Urlo: Il vertice carnivoro della serata. Uno stinco brasato a lungo fino a diventare totalmente fondente, adagiato su un purè di patate talmente cremoso e avvolgente da fare gridare al miracolo. Un vero capolavoro di comfort food che ha fatto capitolare anche i palati più tecnici.
Il Plateau Fromage: Una selezione enciclopedica di formaggi d'oltralpe e d'alpeggio serviti a regola d'arte:
Morbier AOP (caratterizzato dalla tipica linea di cenere vegetale)
Mimolette (pasta dura e intensa sfumatura aranciata data dall'annatto)
Pont-l'Évêque AOP (storico formaggio a crosta fiorita della Normandia)
Shropshire Blue (erborinato inglese dalla struttura cremosa e complessa)
I Vini della Serata: Analisi Dettagliata dei Terroir
La batteria di vini in degustazione ha coperto l'intera gamma espressiva della Borgogna, offrendo un confronto verticale tra denominazioni, cru e vitigni:
1. Domaine Lucien Boillot & Fils – Vin de France "Pinot Beurot" Les Grands Champs 2022
Il Terroir e il Vitigno: Il Pinot Beurot è l'antico nome borgognono del Pinot Gris. La maison, radicata a Gevrey-Chambertin, interpreta questo vitigno con una filosofia artigianale e antioraria rispetto ai canoni commerciali.
Nel Calice: Un vino di grande impatto materico, caratterizzato da sfumature ramate, note di frutta gialla matura, scorza d'agrumi confit e una spina dorsale minerale che dona un sorso profondo, teso e di straordinaria originalità.
2. François Gay et Fils – Pernand-Vergelesses 2024
Il Terroir: Situato nell'estremità settentrionale della Côte de Beaune, ai piedi della collina del Corton. I suoli qui sono ricchi di marna calcarea e argille bianche.
Nel Calice: Un bianco verticale e vibrante, dominato da note di mela Granny Smith, pietra focaia, gesso e fiori bianchi freschi. La bocca è tagliente, guidata da un'acidità scaltrita che delinea un profilo di grande agilità e proiezione temporale.
3. René Lequin-Colin – Chassagne-Montrachet "Les Charrières" 2024
Il Terroir: Chassagne-Montrachet è la patria dello Chardonnay opulento e muscolare. Il climat Les Charrières apporta una combinazione unica di potenza terragna e ricchezza espressiva.
Nel Calice: Opulento ma calibrato con maestria. Al naso esprime burro d'alpeggio, nocciola tostata, pesca sciroppata e una vena salina iodata che riaffiora in chiusura, pulendo il palato e sostenendo i formaggi più strutturati.
4. Domaine Philippe Girard – Puligny-Montrachet "Les Enseignères" 2025
Il Terroir: Un lieu-dit leggendario, situato strategicamente appena sotto la strada che separa i vigneti di Village dai mitici Grand Cru Bâtard-Montrachet e Bienvenues-Bâtard-Montrachet.
Nel Calice: Eleganza e aristocrazia allo stato puro. Fiori di acacia, agrumi sottili, gesso bagnato e una trama cremosa ma tesa da una lama acida millimetrica. Un vino di classe immensa che unisce la grazia di Puligny a una concentrazione minerale profonda.
5. Rodolphe Demougeot – Meursault 2020
Il Terroir: Meursault, il regno della rotondità e della cremosità calcarea, dove lo Chardonnay esprime trame suadenti e avvolgenti.
Nel Calice: L'annata calda 2020 dona al vino un frutto generoso (pera williams, agrumi canditi), sostenuto da accenni di pasticceria e nocciola fresca. Al palato è vellutato, materico, ma bilanciato da una freschezza dinamica che impedisce qualsiasi cedimento alla stanchezza.
6. Domaine Jean-Louis et Didier Amiot – Morey-Saint-Denis 2018
Il Terroir: Entriamo nella Côte de Nuits con un Morey-Saint-Denis che unisce la struttura vigorosa di Gevrey alla finezza di Chambolle.
Nel Calice: Il millesimo 2018 offre un frutto scuro e polposo (ciliegia nera, ribes), impreziosito da spezie dolci, sottobosco e cenni balsamici. Il tannino è nobile, perfettamente integrato, sostenuto da una succosità che rende il sorso irresistibile.
7. Domaine Jean-Marc Bouley – Beaune 1er Cru "Les Reversées" 2018
Il Terroir: Thomas Bouley firma un Premier Cru situato nel cuore della Côte de Beaune, su suoli calcarei poco profondi che regalano finezza sartoriale al Pinot Noir.
Nel Calice: Profumi di fragolina di bosco, petali di rosa, lampone e spezie fini. Il sorso è agile, verticale, caratterizzato da una trama tannica di rara finezza e da un allungo salino che richiama l'abbinamento con le carni bianche e i salumi nobili.
8. Domaine Méo-Camuzet Frère & Sœurs – Fixin 1er Cru "Clos du Chapitre" 2014
Il Terroir: Gran finale nella Côte de Nuits con un nome storico e un cru d'eccezione a Fixin, noto per la sua tempra storicamente austera e terrosa.
Nel Calice: L'evoluzione del 2014 regala una complessità straordinaria: note di humus, grafite, tabacco biondo, sottobosco e piccoli frutti rossi sotto spirito. In bocca è rigoroso, profondo, di carattere fiero e austero, capace di chiudere magistralmente la serata in perfetto accordo con lo stinco d'agnello brasato e quel purè memorabile.
🛑 Breaking News su Scarpetta & Tannino: È Pace Fatta (grazie a Chassagne e Fixin)
C’è chi sostiene che il matrimonio perfetto non esista. E c’è chi, come la redazione di Scarpetta & Tannino, litiga quotidianamente su tutto:
Scarpetta vuole l'unto nel piatto, il cucchiaio affondato nel purè e la ciccia fondente che fa felice il mondo.
Tannino vuole il calice in mano, la stecca di grafite, il pH a 3.1 e i millesimi valutati con il goniometro.
Ma, come per magia, la pace nel mondo enoico è scoppiata all'enoteca Garofalo Wine 1876. Il motivo? Un asse franco-borgognono che ha fatto tacere ogni dibattito:
Sponda Bianca: Il colpo di fulmine per il Chassagne-Montrachet "Les Charrières" di René Lequin-Colin (2024).
Scarpetta: "Mettici sopra quel formaggio erborinato o intingilo nel purè e vedi come vola!"
Tannino: "No, aspetta, senti che tensione iodata e che complessità di burro d'alpeggio e nocciola. Lascialo respirare nel Riedel!"
Sponda Rossa: La folgorazione per il Fixin 1er Cru "Clos du Chapitre" di Méo-Camuzet (2014).
Scarpetta: "Ha la struttura per abbracciare lo stinco d'agnello e la salsiccia senza paura!"
Tannino: "E che eleganza austera, che note di humus e grafite dopo dodici anni... Una commozione liquida!"
Risultato? Calici allineati, forchette a riposo e un unico, solenne verdetto: la Borgogna vince sempre, e quando nel bicchiere c'è il livello assoluto, Scarpetta e Tannino finiscono persino per volersi bene.
🥂 Alla faccia delle diatribe sui tannini!
Serate come questa ricordano che il vino è prima di tutto cultura, geografia umana e paesaggio liquido. La capacità di Gerardo Garofalo di raccontare il territorio, unita a una selezione di bottiglie di questa levatura e a una cucina di ricerca che spazia dagli escargots al purè da urlo, consacra definitivamente Garofalo Wine 1876 come un punto di riferimento assoluto nel panorama enogastronomico campano e nazionale.



















